Inserito da: apoikos | Marzo 12, 2009

Jeffrey C. Alexander, come down to earth!

“L’opinione pubblica non esiste, almeno nella forma datagli da coloro che hanno interesse alla sua esistenza [...] I sondaggi d’opinione del ventesimo secolo [...] sono veicoli di profitto sui quali le imposizioni del mercato hanno avuto effetti devastanti. I giornali non narrano il sociale né cristallizzano l’opinione; sono meri media che esprimono la lotta tra le fazioni dominatrici e dominate dell’elite al potere. Dichiarazioni orientate al pubblico ufficializzano semplicemente strategie attraverso le quali particolari interessi sono trasfigurati in disinteressati, collettivi, pubblicamente confessabili, legittimi interessi. La poliltica in sé non è che il discorso autorizzato di competenze generate dallo status, discorso che produce risposte compatibili con le premesse pratiche di una relazione pratica con il mondo…”

Alexander, non mi pare una critica di successo. Vieni qua, e vedrai l’evidenza empirica!

Inserito da: apoikos | Gennaio 10, 2009

Capitale sociale

Se una persona non sa amare, tanto vale che scelga quella più magra.

Inserito da: apoikos | Luglio 27, 2008

La nuova azionistica

 

Siamo al corrente di parecchie caratteristiche del nostro genere: poiché siamo al corrente, e tutto scorre, non possiamo certo rendercene conto, il che vuol dire esattamente: fare un bilancio consuntivo, il conto appunto. Se ce ne rendessimo il conto non basterebbero tutte le carte di credito del mondo e scapperemmo senza pagare non appena il cameriere va in cucina.

Ma io sono spilorcio, sono taccagno. Ogni tanto, mentre consumo il pasto, mi chiedo quanto mi costerà, o meglio sotto che voce andrà a finire questa o quell’azione, questa o quella reazione. Perché più che altro si tratta di reazioni: siamo tutti reazionari.

Supponiamo che ci siano due tipi di azioni:

 

  1. Quelle sulle quali s’è ragionato a lungo
  2. Quelle sulle quali s’è ragionato ben poco

 

Ci viene detto infatti che l’azione cosciente è preceduta da un isomorfo lavoro incosciente. Certamente non sono la stessa cosa, ma più o meno si può dire che non fa una gran differenza. Naturalmente alcuni si pongono il problema del libero arbitrio: se il lavoro incosciente mi propone quattro o cinque azioni e poi io scelgo, non è un bello scegliere. Si lamentano del menù e poi non vogliono neanche pagare, questi qua. Il che è banalmente falso perché se io dico al mio compagno: “ora mi dirai di compiere una azione, e io la compierò” ed egli me la dice e io la compio, io ho certamente compiuto un azione che non stava da nessuna parte, a meno che uno di questa gentaglia, ricconi deterministi, non si metta in testa che c’è un ordine universale e che da qualche parte (o in qualche modo) esiste una catena causale che da me, qui ed ora, risale all’inizio dei tempi (proprio all’inizio) e poi riscende giù alla fin fine del mio compagno. E poi deve pure tornare indietro. E per quante volte? Infinite, direi.

La vera questione è chiedersi: “abbiamo un menù di fronte (in fronte)?” Io credo di si, ed è questo che faceva venire la nausea a qualcuno, ed egli era pure un Francese! Se anche l’azionistica (ma si!), la cucina francese fa venire la nausea, cosa dovremmo dire noi? Ora comprendo il bisogno di novelle cousine. Piatti più leggeri -più facile lavarsi la coscienza. Una novelle actionistique. Che per altro è proprio il modello dominante oggigiorno. Azioni leggere, combinate incomprensibilmente per ottenere, in un unico piatto, tutti i sapori della vita.

Inserito da: apoikos | Maggio 23, 2008

Dream?

 

Inserito da: apoikos | Aprile 1, 2008

ADOTTA UN UFO

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È importante coltivare il proprio impegno sociale anche in settori non immediatamente imperativi, per creare una coscienza che abbia quella dote di lungimiranza sufficiente a non farci perdere di vista il vero obiettivo del progresso, ovvero consegnare alle generazioni future un mondo migliore, più pulito e pacifico. È per questa ragione che questo blog inizierà a breve una campagna culturale nel segno della tolleranza extra-civile, per reinforzare ed allargare i valori che il genere umano ha costruito in millenni. Noi vogliamo contrastare con tutti i mezzi, sensibilizzazione glocale, pressione sulle istituzioni e lobbies, scelte di consumo mirate, la recente deriva integralista e intollerante che vuole dichiarare guerra a una civiltà che fino ad ora non ha dato prove di essere in possesso di armi nucleari.

Creeremo una petizione al segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon che ognuno di voi potra firmare nell’ambito della campagna:

“ADOTTA UN UFO”

    5 buone ragioni per firmare la petizione:

  1. Vuoi chiedere agli ufo se hanno origine extraterrestre
  2. Vorresti viaggiare nello spazio profondo in un futuro prossimo appoggiandoti alle agenzie di viaggio aliene
  3. Vorresti avere la tecnologia per poter creare anche tu una nuova civiltà in una zona altopianeggiante di un continente di un altro pianeta, inviando poi degli spagnoli cattolici a distruggerla
  4. Ci tieni al progresso dell’umanità
  5. Vorresti sapere se e perché rapiscono gli umani per fare esperimenti, mettendoli in contatto con l’Anonima Sequestri per effettuare eventuale benchmarking
Il link della petizione sarà disponibile entro pochissime ore.

  

Inserito da: apoikos | Marzo 20, 2008

Beata mattinata

Che splendida giornata. Il titolo della testata giornalistica migliora a vista di mouse. “Alitalia risponde a Berlusconi “Dove sono queste cordate?” Il Cavaliere: ci sono i miei figli.” Chissà cosa mi sono perso in due ore. Tra poco scommetto su: “Alitalia interroga i figli di Berlusconi: “Sei forte papa!” la risposta unanime” e poi “Il cavaliere: mi servono degli aeroplanini come regalo per la Santa Pasqua per i miei figli. La famiglia non ha prezzo.

Esco di casa per un colloquio di lavoro: ci sono già andato ieri, ma devo essergli piaciuto molto, si capisce che io sono il tipo adatto per vendere il robottino taldeitali. Peccato che ieri non mi sia ricordato il nome: oggi ho controllato e naturalmente è una truffa legalizzata (si, “-ata”, perché una volta non era così). Ma procediamo con ordine: trovo parcheggio di fronte al portone d’ingresso e noto un particolare che ieri non mi aveva colpito. Il civico alla destra è un affiliato Tecnocasa. “Cazzo, ho fatto carriera. Mi sono spostato di un portone a sinistra” – penso. Alla immediata sinistra un fetido bar con insegne anni ‘80, e dopo uno stupendo distributore di benzina. Sogno già il tempo della vita in cui finalmente sarò un uomo arrivato: un distributore tutto mio, un idillo di successo e serenità. Però la gavetta è necessaria: ora devo entrare e lasciarmi truffare. Il ragazzo di ieri ha ancora gli occhi rossi, vedo che gli mancano due denti sul lato sinistro (un pugno destro) e non riesce quasi a parlare per l’eccesso di cocaina. Lo lascio sfogare. Nel considerare il mio curriculum, osa lo straordinario: dice che forse sono “addirittura un po’ sprecato, perché il  tuo profilo è eccezionale… conosci mica Silvia? Vive qua dietro.. sta con Carlo, lui ha 60 anni..” Io sono abituato a tutto ma a questo no: gli chiedo perché mai dovrei conoscerla. “Lei fa il Magistrato a XXX.. e ho visto che tu hai studiato Magistratura.. pensavo la conoscessi se sei dell’ambiente..” Mi controllo, non so come, penso a come si possa pensare che “Magistratura” sia un corso di laurea. Gli dico che probabilmente la conosco di nome, ma lascio cadere l’argomento. Perché mi è venuto in mente che io ho una Laurea Magistrale in Sociologia e Ricerca Sociale. Peccato non avere una Laurea in Magistratura.

 EDIT (ore 14:08): ora il titolo della testata giornalistica recita: “Alitalia smentisce Berlusconi. Lui replica: Cordata Pronta, Prodi conceda un prestito.” Signori, io sono esterrefatto. Berlusconi ha un imponibile di 140 milioni di Euro e non si può permettere gli aeroplanini.

Inserito da: apoikos | Marzo 20, 2008

Beata indecenza

Non mi ero mai accorto del potere salvifico della Stampa. Questa mattina mi sono svegliato a seguito di un incidente stradale su di una auto sportiva bianca, alla guida probabilmente Leo Messi o un altro sportivo di fama. Guidava l’auto sportiva in modo un po’ troppo sportivo, lo sportivo. Ad ogni modo io che sportivo non sono continuavo a dirgli che la strada era bagnata, e infatti siamo andati a sbattere prima dell’inizio della salita della montagna dell’incubo del mattino. Solo che lui dev’essere finito all’ospedale e a me è andata molto peggio, essendomi trovato tremante nel letto, alle 6:15 a.m. di una bella mattinata di merda. Il fatto è che appena ho visto il sole ho iniziato a piangere. Mi ferì il petto lo dolce lume (Unicode U+2609: ; in esadecimale, ☉ == ☉). In piena crisi da terza età, mi giunge in aiuto un gesto automatico, di quelli che tutto il periferico ha memorizzato e che forse era l’ultima cosa che volevo fare prima di andare a dormire. Insomma alzo il coperchio del pc, klikko sull’incona di Safari (ogni bit della Apple è neurologicamente irresistibile), ed ecco che la mia giornata migliora di colpo: “Berlusconi rilancia AirOne: nella cordata anche i miei figli.” Ah, questa è vita. Ecco qualcosa di molto peggio della mia mattinata di merda: un uomo di merda in un paese di merda con aziende di merda (e una Stampa di merda). Eppure grazie, O Stampa Divina, cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare! Miracolo italiano, dove per fortuna di tanti lavoratori sono intervenuti i figli di berlusconi e dunque ei ipsi l’accordo si farà. Ridicolezza di un povero paesaccio e speriamo che qualcuno se lo prenda. Grazie, Stampa! Proprio adesso hanno aggiornato l’Homepage ed il titolo diventa: “Alitalia, il veto di Berlusconi. Cordata italiana coi miei figli.” Incredibile, ma comprensibile. Il titolo di prima non mi andava abbastanza sul tema famiglia, sul potere autarchico del nostro futuro duce, e non dava abbastanza l’idea che voi lettori nulla potete contro gli equilibri cosmici. Per voi sarebbe troppo stressante pensare che le cose si cambiano col mercato, con una cordata di liberi imprenditori seri ed onesti. No, per voi abbiamo la cura: vi ci vuole il veto di un autarca e della sua famiglia cristiana (e soprattutto italiana al 100%, e finanziariamente caymanese nella stessa misura).Ma non dovete stare troppo tranquilli. Se Berlusconi vi salva con la sua famiglia italiana,  ”Bin Laden attacca Benedetto XVI.” Mamma li Turchi. Bibamus papaliter, aveva detto l’altro Benedetto, il VII°. Bibamus, bibamus: in vino spes.

Inserito da: apoikos | Febbraio 15, 2008

Musicologia I

Arte di serie A o di serie B

Pubblici di serie A o di serie B

   Rispolveriamo la trita faccenda per il lettore non esattamente addetto ai lavori. Il caso più semplice da presentare per sostenere la tesi è naturalmente l’arte musicale poiché essa non ha immediatamente alcun vincolo “formale” come possono averlo ad esempio le arti figurative sia pur considerando vincoli dettati da specificità culturali in linea di principio esclusivamente sociali: anche ammessi questi, una volta decretata la presupposta corrispondenza della figura a qualsiasi oggetto dell’esperienza, il criterio cui la forma deve informarsi è determinato. Dato un albero anche l’intento di misrappresentarlo mantiene l’albero stesso come ultimo termine per attribuire significato al prodotto artistico (che deve essere unicamente riferibile a un solo intento). Questo vuol dire che il prodotto ha una significatività fenomenologica (che altro non vuol dire se non “il prodotto si riferisce e giudica in base agli elementi che si possono trarre dall’esperienza”). L’arte della musica si può invece considerare esclusivamente trascendente rispetto a vincoli fenomenologici (per gli ancora meno addetti ai lavori: “a cosa, che sia presente nell’esperienza, si riferisce una nota o una melodia? Nulla, se non altre note o melodie”). Certamente esistono casi limite in cui questo può essere obiettato ma trattasi di interpretazioni comunque legate a definizioni a priori sul significato di note e melodie: l’opera sesta di Beethoven ha a che fare con la natura solo entro il limite convenzionale fissato dagli uditori. Come recitano quasi tutte le definizioni di rispetto della musica, essa è una costruzione convenzionale di suoni/rumori che in virtù delle stesse convenzioni assume un significato convenzionale. Un punto molto debole di queste definizioni si individua quando si considera, ad esempio, il parametro musicale della durata (il ritmo) possibilmente riconducibile, sia pur con dubbia potenza metodologica, a disposizioni naturali o biologiche: esisterebbe cioé una precisa struttura neuronale, sviluppata mediante selezione naturale (e che potrebbe in effetti essere mostrata con evidenze empiriche), che induce un certo sentire che si esprime innatamente con il movimento corporeo; esisterebbe cioé un universale culturale (cioè biologico)  per cui il rock’n'roll induce l’ascoltatore a ballare (perché tale ritmo discenderebbe da pratiche ancestrali et cetera… ma questa è un’altra storia).

   Ad ogni modo possiamo assumere che il rapporto significativo tra codifica e decodifica del messaggio musicale sia convenzionale. È per questa ragione, in prima istanza, che non può darsi musica di serie A o di serie B. Ma è chiaro a tutti che i prodotti musicali hanno dignità diverse, portate non dalla musica, perché convenzionale, ma dal pubblico. La fruizione del prodotto ne determina la dignità. Esistono infatti strutture melodiche e armoniche e nella canzone anche testuali che appartengono (vengono ascoltate, apprezzate, acquistate) ad un pubblico meno “raffinato” o altrimenti più immaturo: deve essere chiaro che la raffinatezza degli altri prodotti non ha nulla di valoriale. La “complessità” compositiva è spesso addotta come pretesto di valore, ma (seppure la complessità entro certi limiti possa essere considerata come canone formale autonomo) esistono più casi ove la semplicità compositiva non inficia affatto la sua presupposta “raffinatezza.” Nel caso noto della cosiddetta musica “zigana“, fin dalle registrazioni di Bàrtok (cioè quella vera, non quella che ascoltava Liszt) essa, per i fruitori o compositori “naturali”, non ha mai avuto nulla di “raffinato”, se non per i musicologi che muovono quella complessa macchina culturale che fa di tali registrazioni evidentemente semplici, immediate ma certamente belle (tutto questo per gli iniziati) delle prove di altissima qualità e ricercatezza. Al contrario, molta musica “pop“ ha una matrice indubbiamente “complessa” eppure, per qualche ragione, sarebbe assai poco raffinata.

Inserito da: apoikos | Gennaio 14, 2008

Confessione e Liberazione

Scrivo per correggere un evidente errore di sbobinatura delle parole di Andrea Riccardi, fondatore di Comunione e Liberazione. Egli direbbe questo:

“Se un Papa, o chiunque altro al suo posto, non può far visita tranquillamente alla più antica istituzione universitaria romana, allora vuol dire che l’università italiana non è libera. E ciò è molto grave. Non ci dimentichiamo che eliminare la serenità negli atenei significa fatalmente l’inizio di un processo di violenza che poi interesserà tutte le pieghe della società.”

Ciò non può essere giusto, piuttosto sono sicuro che Riccardi abbia detto così:

“Se a un Papa, o a chiunque altro al suo posto, non si può negare di far visita tranquillamente alla più antica istituzione universitaria romana, allora vuol dire che l’università italiana non è libera. E ciò è molto grave. Non ci dimentichiamo che eliminare la libertà negli atenei significa fatalmente l’inizio di un processo di violenza che purtroppo ha già interessato tutte le pieghe della società.”

 Per chi ha seguito il caso: certo valgono poco i professori che usano le parole di Feyerabend dette dal (P)apa. Dio, sto difendendo il papa.

Inserito da: apoikos | Dicembre 27, 2007

Verso il post-moderno…

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Non ho parole per esprimere la mia gratitudine a questo anonimo visitatore

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